Progetto acqua dinamica




woman - litografie su pietra


La litografia è una tecnica di produzione meccanica delle immagini. Il procedimento venne inventato nel 1798 dal tedesco Alois Senefelder utilizzando una pietra delle cave di Solenhofen, cittadina nelle vicinanze di Monaco di Baviera. Inizialmente chiamato con il nome di “stampa chimica su pietra” e poi giustamente come lo conosciamo oggi, litografia.L’invenzione della litografia è dovuta a Alois Senefelder di origine bavarese e la data d’invenzione è fissata nel 1796. Si dice essere una scoperta casuale, ma comunque preceduta da diversi studi e prove. Già nel 1806 inizia ad essere usata tanto che nel 1818 apriranno a Parigi 5 litografie, e nel 1831 si parla di 59 stabilimenti.In Italia tarderà la sua diffusione avvenendo solo nei primi del novecento a Torino. Dapprima veniva usata una macchina antenata della stampa offset, che in campo industriale si diffuse rapidamente e con cambiamenti anche sostanziali come la sostituzione della lastra in pietra con una di zinco, permettendo attorno al 1840 la costruzione delle prime macchine pianocilindriche. Il XIX sec vede la diffusione della pubblicità, resa possibile dalla scoperta di tecniche grafiche che permettevano la produzione di immagini in maniera più veloce e a basso costo, come successivamente accade con la stampa set-off. Il principio è estremamente semplice: un particolare tipo di pietra, opportunamente levigata e quindi disegnata con una matita grassa, ha la peculiarità di trattenere nelle parti non disegnate (detti contrografismi) un sottile velo d’acqua, che il segno grasso (detto grafismo) invece respinge. Passando l’inchiostro sulla pietra così trattata, esso è respinto dalle parti inumidite e trattenuto dalle parti grasse. Al torchio, perciò, il foglio di carta riceve solo l’inchiostro che si deposita sulle parti disegnate e non sulle altre.

La stampa litografica si basa sull’incompatibilità di alcuni inchiostri con l’acqua.
1. La matrice fatta di pietra calcarea, granulosa e costituita da carbonato di calcio dello spessore che va dai 6 ai 12 cm. La pietra deve essere compatta ed omogenea per evitare fratture sotto la pressione del torchio.
2. La superficie delle pietra deve venire levigata con pomice, sabbia o meglio carborundum per levigare la superficie e togliere qualsiasi segno.
3. Si disegna con una matita litografica o con dell'inchiostro litografico composti da sostanze grasse (l'inchiostro litografico è tipico per essere molto oleoso). Infatti il carbonato di calcio trattiene con facilità le sostanze grasse e sulla pietra le immagini devono essere disegnate alla rovescia.
4. Finito il disegno si spennella la pietra con un liquido a base acido nitrico, gomma arabica acidificata e acqua. Per capire se il liquido (chiamato "preparazione") è troppo forte di acidità o troppo poco, lo si spennella sul bordo della pietra. Se la reazione provoca molta schiuma vuol dire che è troppo forte: se viene usata così com'è il disegno ne risentirebbe. Se invece produce poca schiuma vuol dire che è troppo poco forte. L'ideale sarebbe non molta schiuma e che sia persistente. Il protagonista della reazione che si verifica è l'acido nitrico che trasforma tutte le parti non protette dall'inchiostro litografico, trasformando il carbonato di calcio in nitrato di calcio, sostanza idrofila.
5. La stampa avviene dopo 24 ore dalla preparazione, mediante il torchio litografico, la matrice disegnata viene bagnata e poi inchiostrata con un rullo di caucciù.
6. L’inchiostro aderisce dove c’è il disegno e respinto dalla pietra bagnata.
7. Si mette il foglio di carta da stampare poi si mettono altri fogli più un cartone grassato e alla fine tutti i fogli vengono compressi.
8. Ad operazione compiuta si toglie il foglio e fatto asciugare Senefelder inventa anche il metodo autografico mediante il quale non si deve più fare il disegno alla rovescio.
Uno degli ultimi incisori litografi, un vero e proprio epigono di quest'arte, è stato il pittore e disegnatore pubblicitario Franco Sassi (Alessandria 1912 - 1993); tra le sue diversificate attività ha anche continuato fino agli anni '60 a lavorare incidendo con punta in acciaio la pietra di Senefelder. Ultima litografia a commissionargli tali lavori fu l'Officina Dogana. Il Comune di Alessandria ha dedicato nel 2007, a lui e alla sua attività, una bella mostra dal titolo "L'Alessandria Commerciale nei Marchi di Franco Sassi".



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ricerche nell'organico naturale

Dalle opere di Henry Moore capiamo subito che qualcosa è diverso, qualcosa nasce dalla terra, qualcosa nasce direttamente dall’uomo. Egli vede l’uomo, l’esistenza umana, come l’essenziale e primario fenomeno della natura, esso è pensato umanisticamente nel contesto dell’arte, Moore lo vuole affermare cosi com’è, essenziale, organico, strutturale e umano. Le sue sculture statuarie vengono accompagnate continuamente da disegni grafici molto importanti, considera questa fase manuale/teorica fondamentale per lo sviluppo di un’opera che noi andremo ad analizzare. I temi di vita e morte, come quello della guerra sono ricorrenti nei suoi schizzi, cerca in questi temi una relazione, un’aggregazione e una disgregazione, relazioni che trova nella natura
organica e inorganica e come sempre nell’uomo stesso. Questo principio di relazione va a fondersi con la poetica informale, trovando, attraverso la ricerca morfologica di strutture articolate (come le articolazioni del corpo) e strutture sensibili (come gli occhi) un’unione nell’organicità materica dell’oggetto/soggetto. Continua le sue insaziabili ricerche, come Arp e Giacometti, per superare le forme chiuse, vuole che i suoi disegni, le sue sculture esistano organicamente e si possano evolvere in entità etiche trovando sempre una relazione, in questo caso tra l’organico e il razionale, l’umano e il meccanico che non corrisponde alla ragione ma agli impulsi biologici dell’incoscio. Razionale, meccanico, impulso, inconscio sono tutti termini che emozionano e comunicano qualcosa, come le sensazioni che possono darci i suoi Bianchi e Neri: tensione, energia, espansione su un’impianto solamente minimale, ed è cosi che Moore attraverso un linguaggio di emozioni, l’arte della comunicazione che trova il suo approccio organico e naturale che lo emoziona.
L’armonia tra uomo e natura fa sempre emozionare e comunicare.
Ed è da qui che mi legherei con Alberto Burri, lui che considera la luce fonte di emozione primaria, naturale e organicamente energica. Quando l’arte si sostituisce alla natura; l’artista da il meglio di sé nei contrasti dei suoi Cretti, dove la frammentazione della terra, esalta nuovi contrasti e nuove energie provocate dalla sola luce. Ed anche Burri cerca le sue relazioni le sue comunioni di sensazioni e le trova con i suoi impianti minimali e le sue luci, unione che può solo scaturire una grande energia espressiva.

painting 70x70 cm